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Siamo rientrati, appena da una settimana ed è forse arrivato il momento a mente fredda di tracciare un piccolo bilancio della cosidetta "missione esplorativa".
Gli obbiettivi che ci eravamo proposti erano sinteticamente tre: raccogliere informazioni sull'organizzazione sanitaria del Dispensario di Maingarà a Sarh e sull'Ospedale di Moissalà, verificare e conoscere la situazione della comunità rurale di Tatè Moè a Kyabè e valutare la possibilità di una formazione a distanza per mezzo dell'E-Learning.
L'arrivo a Djamena, la sera del 17 gennaio ci ha portato dai meno 7 di venezia ai 31° calandoci in una realtà inimmaginabile, nonostante i racconti e le anticipazioni di Giovanni. Ad attenderci, fortunatamente, c'era Asran, il nostro autista, dall'aspetto a prima vista non molto raccomandabile, forse per le lunghe cicatrici lineari che solcavano il suo volto, forse per le poche parole con cui ci ha accolto, forse per la stanchezza del viaggio, i controlli, i militari, i timbri e la desolante atmosfera all'infuori dell'aeroporto.
Il Dispensario di Maingarà, voluto dalla Diocesi di Sarh, è stato inaugurato nel 2004. Serve una popolazione enorme, circa 100000 abitanti di Sarh e molti di più delle aree limitrofe. E' diretto dalla Dottoressa Lidia Kersch, medico tedesco della Misereum, una specie di Caritas germanica, che sostiene anche finanziariamente parte delle spese del dispensario. All'inizio l'attività del dispensario era incentrata sulla risposta a due problemi: l'accoglienza, la diagnosi, la terapia dei malati di AIDS e la prevenzione, con particolare attenzione alle donne, soprattutto nel caso di gravidanze di mamme sieropositive. Con il tempo però, essendo l'unica risposta sanitaria locale funzionante (a Sarh c'è un ospedale pubblico che non gode di nessuna reputazione) è diventato meta di malati di qualsiasi sorte e problema. Fa parte dell'attività del dispensario, anche un centro per l'alimentazione.
La struttura del dispensario è semplice: in una vasta area, sono presenti un piccolo padiglione di accoglienza e depistage, un padiglione più grande a ferro di cavallo che comprende un ingresso segreteria, gli ambulatori per le visite (2), due laboratori, un ambulatorio prelievi, un ambulatorio ecografico e per l'ECG e due spazi non ancora utilizzati che nella testa di Lidia dovrebbero diventare una piccola sala radiologica. Un altro padiglione, distaccato, costituisce la Clinic: due stanze con 8 letti ciascuno per la degenza, più due stanzette retrostanti sempre per degenza e un deposito farmaci. Completano la struttura del dispensario una piccola cucina, due servizi igienici.
Il personale impiegato comprende oltre che Lidia, Suor Margherita, un ostetrica che svolge le mansioni di Lidia, quando lei è assente e che comunque svolge attività medica, dieci infermieri, di cui 3 (2 sono arrivate durante il nostro soggiorno) professionali e gli altri generici, 3 tecnici di laboratorio, una segretaria, 2 cuoche. Gli infermieri sono stipendiati dalla Miserereum e dal Governo.
L'organizzazione del dispensario prevede: due giorni, il martedì e il giovedì di consultazioni, il mercoledì di ecografia, il lunedì e il venerdì di controlli. In realtà, per quello che abbiamo visto, tutte le mattine comprendono, oltre il giro nella Clinic, un discreto numero di consultazioni, distribuzioni farmaci e controlli, in modo apparentemente caotico e disordinato. Non c'è infatti una distribuzione separata dei farmaci ai malati cronici, e le medicine vengono consegnate direttamente in occasione della visita (che sia prima visita o controllo). I ritmi di lavoro sono africani.
Attualmente c'è un periodo di transizione per quanto concerne l'organizzazione del BELACD da cui dipende anche il Dispensario; il BELACD riceve come principale fonte di sostentamento un finanziamento da parte della Miserereum e deve attuare una ridistribuzione delle risorse e della sua struttura, con la formazione di settori che abbiano una loro autonomia organizzativa ed economica (attualmente la gestione delle risorse è centralizzata e i settori di intervento comprendono l'attività sanitaria, educativa, scolastica, attività per la donna). A questo si aggiunge che la Dottoressa Kersch concluderà il 30 aprile il suo mandato e dovrà rientrare in Germania anche per il sopraggiungere di problemi familiari. Lidia ha garantito, d'accordo con la sua organizzazione, una disponibilità a recarsi in CIAD, 2-3 volte all'anno. Da febbraio prenderà servizio un nuovo medico, del CIAD, il Dr Edward NGongo, ginecologo, che alla partenza di Lidia dovrà prendere in mano il Dispensario. Tre mesi quindi passeranno per il passaggio di consegne.
La patologia comprende essenzialmente malati affetti da AIDS, quasi sempre in fase avanzata con presenza di tutte le malattie opportunistiche del caso; numerosi sono i casi di TBC.
L'incidenza di casi di AIDS e di patologie correlate, ha subito un notevole incremento negli ultimi anni, anche in relazione alle conseguenze che la scoperta di giacimenti di petrolio ha portato; infatti nelle zone un po' più a sud, l'indotto delle attività legate all'estrazione del petrolio, ha portato ad un nuovo fenomeno migratorio nelle cittadine limitrofe all'area petrolifera, una maggiore circolazione di contanti, un fiorire di "locali notturni" e un aumento della prostituzione, dapprima grazie all'arrivo di prostitute dal camerun e quindi dalla scoperta dell'antica professione da parte delle donne ciadesi.
A Sarh, in questi 4 anni sono stati diagnosticati circa 2400 casi di AIDS, con una prevalenza sulla popolazione di circa il 12%.
Siamo arrivati a Kyabè, che dista 110 km da Sarh, dopo tre ore e mezzo di auto, su pista, cotti dal sole e dal caldo (siamo partiti alle 14.00!) e soffocati dalla sabbia polverosa che abbiamo respirato e ingoiato. All'entrata di Kyabè sono presenti una lunga fila di costruzioni nuove di zecca, abitazioni dall'aspetto curato e funzionale, fatte costruire lo scorso anno per ospitare il Presidente e il suo staff in visita alla regione; da allora sono abbandonate o utilizzate da qualche autorità, vista la presenza di alcuni militari al di fuori di una di esse. Dall'altro lato della strada, poco dopo, una grande croce colorata, che Mendeni aveva voluto e che è riuscito a difendere, c'è un piccolo cimitero dall'aspetto abbandonato. Qui c'è la tomba di Benvenuto.
L'incontro con Manolo è stato elettrizzante, incapace a stare fermo, è un lavoratore infaticabile, ma allo stesso tempo trasuda di umanità e calore.
La mattina successiva, dopo solo 7 km di pista, siamo arrivati a Tatè Moè. L'accoglienza è stata calorosa, una volta presentati da Manolo, abbiamo potuto visitare tutta la comunità. Per prima cosa abbiamo salutato i bimbi a scuola dove il Maestro teneva lezione; in realtà sono stati loro ad accoglierci all'ingresso nell'aula con canti di benvenuto. Abbiamo poi potuto vedere la stalla, la falegnameria, i granai e parlare con gli abitanti della comunità. Dopo una piacevole chiacchierata con gli uomini e le donne per capire come vivevano questa occasione siamo stati invitati a casa del responsabile del villaggio, che ci ha offerto della boulla (polenta di miglio) con qualche pezzo di gallina in brodo.
E' stata davvero un'esperienza intensa e positiva. Per la prima volta in questo viaggio abbiamo visto una dimensione di sviluppo sociale e culturale positivo. Il modello della comunità rurale, oramai è una bella realtà. E la dimensione di condivisione e rispetto di tutti i partecipanti alla vita del villaggio è stata sicuramente una delle poche note belle di questo viaggio. In mezzo a degrado e miseria, questa esperienza si è dimostrata in grado di produrre piccoli cambiamenti che hanno significato tanto nella vita di queste persone e dei villaggi cui queste persone faranno ritorno dopo i due anni di vita comunitaria.
Manolo ci ha comunque informato della difficoltà di sostenere ancora economicamente questa comunità, le spese di sostentamento sono notevoli, in quanto la comunità ha un sua parziale autosufficienza vivendo del prodotto del suo lavoro, ma richiede in ogni caso di un sostegno economico, anche per garantire una continuità nel lavoro del maestro e del responsabile della comunità e l'assistenza sanitaria alle famiglie.